Regalati un po’ di spazioUn pensiero per le tue ferie (e una piccola richiesta finale, leggila nel box in fondo e rispondi, se ti va)

Foto Valentina Celeste

C'è qualcosa di paradossale nelle vacanze. Pianifichiamo il riposo come se fosse un progetto di lavoro: liste di cose da fare, luoghi da raggiungere, persone da incontrare. Come se il tempo libero fosse un materasso, un “magazzino” in cui destinare tutto ciò che non riesce a entrare nel quotidiano. E se invece il vero lusso fosse proprio il contrario?Creare spazio.Uno spazio dove i pensieri possano posarsi, non correre verso la prossima scadenza. Dove le emozioni, che durante l’anno teniamo in sospeso – perché non c’è tempo per rallentare e ascoltare – possono finalmente venire a galla.Ho imparato, a questo proposito, che esiste una differenza sottile ma fondamentale tra due domande: Cosa devo fare?” e “Cosa voglio fare?”.La prima nasce dall’esterno: dalle aspettative, dai ruoli, dalle abitudini che si sono cristallizzate nel tempo. Da chi non vogliamo deludere. È la domanda della performance, del controllo, della sicurezza.La seconda nasce da dentro. È più rischiosa, perché non ha risposte preconfezionate e richiede coraggio, coraggio di essere. Ma è anche l’unica che può restituirci a noi stessi.Il nostro sistema nervoso registra tutto: ogni compromesso, ogni “sì” detto quando avremmo voluto dire “no”, ogni volta che ci sforziamo. Durante l’anno questo archivio emotivo resta spesso in sottofondo. Ma quando rallentiamo, quando finalmente stacchiamo dalla modalità “to do” cioè “fare”, tutto quello che abbiamo accantonato chiede attenzione.È normale. È salutare.È il modo che ha la mente e lo spirito – di fare ordine e ristabilire equilibrio.Il problema è che non siamo più abituati a questo processo naturale che a volte passa attraverso dei “vuoti” o, a tratti, la noia. Appena emerge una sensazione scomoda o un pensiero non produttivo, la tentazione è sempre la stessa: riempire. Prendere il telefono, scrollare, colmare quel silenzio.Spesso il giovedì mi trovo a pranzo con un’amica e collega (ciao Mati!). Sorridiamo pensando al venerdì in arrivo e a quella sensazione di “mollare gli ormeggi”, lasciare andare tutte le rigidità della settimana. Un po’ come rientrare in casa dopo il lavoro e indossare abiti comodi. Non significa perdere la direzione, ma fidarsi del fatto che, sotto la superficie della nostra vita programmata, esiste un’intelligenza più profonda. Una bussola interna che sa dove vogliamo davvero andare e di cosa abbiamo bisogno, se solo le concediamo spazio per orientarsi.In questi giorni di festa, mentre il mondo intero sembra accelerare verso il nuovo anno, ti propongo questo piccolo esperimento: ogni giorno, ritagliati del tempo, anche solo 20 minuti per te, senza telefono. Un bagno caldo, una passeggiata (senza sportwatch!) al ritmo che sentirai tu di indossare, in un bosco o in riva al mare o in un parco cittadino. O, perché no, anche un tempo da trascorrere a casa tua guardando il soffitto dal divano o con in mano carta e penna.Non per meditare.Non per fare esercizi di respirazione (anche se perché no?).Non per “ottimizzare” il tempo.Semplicemente per stare. Per lasciare che i pensieri vadano dove devono andare. Per ascoltare cosa emerge quando non c’è un obiettivo da raggiungere e il tempo rallenta davvero.Forse emergerà noia. Forse ansia. Forse idee che non sapevi di avere. O scelte che desideri fare da tempo. Forse emozioni che credevi di avere già risolto. Tutto questo è informazione preziosa su chi sei davvero ora, “oltre ai ruoli che interpreti” come scrive saggiamente il mio amico Alessio Carciofi.Già perché – prendendo in prestito le parole di un altro amico, Andrea Bariselli – ogni giorno interpretiamo molti ruoli. Chi è genitore ancora di più: cercando di crescere i figli e parallelamente se stesso. Un impegno che genera un carico mentale importante.Invece di chiederti cosa puoi fare di più – nuovi obiettivi, nuove abitudini, nuovi progetti – prova a rovesciare la prospettiva. Chiediti: cosa voglio lasciare andare?Per alleggerirti e vivere più consapevolmente. Meno ma meglio, dove posso scegliere ovviamente. Quale “devo” sei pronto a trasformare in “scelgo di non fare”?Poche cose ma buone, direbbe mio papà.Queste feste, dunque, regalati spazio. Spazio per sentirti davvero. Spazio per scegliere consapevolmente.Ne ho bisogno anche io, credimi. Cosa emerge quando smettiamo di riempire il silenzio? Quando rallentiamo? La risposta è dentro di noi. Serve solo spazio per ascoltarla. Facciamoci questo regalo.Buon Natale a noi. 

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