Perchè una newsletter?

foto di Marta Baffi

Il mondo dei social è il nostro luogo di incontro quotidiano, un incontro veloce, dove ci si incrocia giusto per un “ehi, ciao” al volo mentre corriamo in direzioni opposte. Con il tempo ha pure accelerato il passo: ora siamo al “mordi e fuggi”, senza alcuna possibilità di approfondire davvero, di chiederci “come stai?”, di andare oltre la superficie.La newsletter nasce proprio da qui. Dal desiderio di crearci uno spazio diverso.Seduti in un caffèIn questo tempo ho sentito un bisogno crescente di sedermi a un tavolino di un bar, non più al bancone, per prendermi qualche minuto in più assaporando un caffè (lungo) e guardando fuori dalla finestra il mondo che scorre. Per gustarmi ogni gesto e ogni profumo. Sento il bisogno di respirare. Respirare in maniera consapevole, non superficiale.È come se non ci fosse più spazio per respirare con la mente. E qui arriva il paradosso: riempiamo ogni vuoto per “ottimizzare” (io in primis), arrivando poi a sera intontiti, demotivati e senza la capacità di spegnerci. A quel punto pensiamo di avere un problema noi. Sarà l’età, la premenopausa. Ma l’attenzione non è un interruttore rotto dentro di noi. È un muscolo stanco. Come scrive saggiamente Alessio Carciofi nella sua di newsletter (mercoledì 4 febbraio 2026).Come il sapore delle meleE la scienza lo conferma: il nostro cervello si rimodella in base a come lo usiamo. Quando lo alleniamo costantemente con stimoli frammentati – notifiche, scroll infiniti, contenuti di pochi secondi – rafforziamo i circuiti neurali della distrazione a scapito di quelli della concentrazione profonda. Ogni volta che spostiamo l’attenzione da una cosa all’altra, una parte della nostra energia mentale rimane “attaccata” al compito precedente. È come avere sempre troppe schede aperte nel browser della mente (tratto da una storia vera, scommetto che la conosci anche tu!).Sopravviviamo (anche allo stress quotidiano, non solo all’evoluzione dell’ambiente) per adattamento. Dunque, se alleniamo l’attenzione esclusivamente con stimoli veloci, ci abituiamo a questa velocità che finisce per diventare il nostro stile di vita. Ogni notifica attiva il sistema della dopamina, ma questa scarica continua ci desensibilizza: serve sempre più stimolazione per sentire la stessa soddisfazione. È come mangiare solo zucchero: poi il sapore naturale di una mela sembra insipido.Prendiamoci quel tavolinoMa quel luogo lento è proprio dove nascono le idee, la presenza, la voglia. Il sapore di un caffè. E anche la serenità. Il cervello ha bisogno di quei momenti più lenti e profondi dove si nutre per davvero e non fa solo “snacking”.Per questo una newsletter oltre ai social. Per ritagliarci quello spazio del tavolino al bar. Per allenare il muscolo dentro al nostro cranio a un’attenzione più profonda. Insomma, per tornare a respirare con la mente. 

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