
Spunti(ni) di Deejay Training Center: Quali sono i marcatori del sangue che indicano una condizione di infiammazione cronica E c’è la possibilità di fare esami specifici?

Povera infiammazione, costretta da sempre a difendersi da una brutta reputazione. Che, in realtà, non si merita proprio del tutto. Il processo infiammatorio, infatti, è un vero e proprio alleato del nostro organismo. Sorelle ma non gemelleAndiamo, però, per gradi e partiamo dalla sua definizione scientifica: l’“infiammazione” descrive una sequenza di reazioni del sistema immunitario in risposta a stimoli potenzialmente dannosi. Possono trattarsi di infezioni (batteri, virus, parassiti), ma anche lesioni, fenomeni fisici e chimici (colpi, ustioni da fonti di calore o raggi UV ecc.), reazioni autoimmuni o di ipersensibilità e allergie (Xu W. et Larbi A., 2018). Entrando più nello specifico esistono due tipi di risposta infiammatoria: una immediata, che svolge un duplice compito: eliminare lo stimolo causale e, in seguito, formare tessuto sostitutivo temporaneo come parte del processo di guarigione. E una cronica di basso grado che caratterizza molte malattie croniche. È come un fuoco, che non viene mai spento o, meglio, un circuito che il nostro organismo non riesce a disinnescare. È spesso silente ed è accompagnata da stress ossidativo. Il discorso è molto ampio e delicato, ma per renderlo semplice (non semplicistico!) possiamo affermare, alla luce di quanto ti ho appena descritto, che tenere allenata la capacità dell’organismo di favorire la risoluzione dell’infiammazione evitando che si cronicizzi nel tempo è fondamentale per stare bene. Attenti a quei dueTi è quindi già chiaro come più che l’infiammazione in sé, ciò che conta misurare (e allenare) è la capacità dell’organismo di risolverla. Da parte nostra possiamo fare qualcosa? Possiamo conoscere questa capacità? Certo! Nell’ultima puntata di Deejay Training Center ti ho fatto l’elenco di alcuni marcatori dell’infiammazione. Ora voglio approfondire l’importanza dell’ultimo (last but not least) che ho citato: il rapporto omega-3/omega-6 nel sangue.L’equilibrio tra questi due tipi di acidi grassi definisce, in particolare, il rapporto tra l’acido eicosapentaenoico (lo chiameremo EPA), un acido grasso omega-3, e l’acido arachidonico (AA per gli amici), un acido grasso omega-6. Secondo il professor Barry Sears, biochimico e ideatore della Dieta Zona, conoscere il rapporto tra EPA e AA nel sangue è cruciale proprio per allenare la capacità dell’organismo di risolvere eventuali infiammazioni silenti evitando che si cronicizzino. 4 punti chiaveDal 2011, grazie al lavoro all’interno dell’Equipe Enervit e al fianco del professor Enrico Arcelli, ho avuto modo di confrontarmi con costanza col Prof. Sears, oltre a leggere i suoi libri. Voglio condividere con te alcuni punti chiave del suo pensiero frutto di studi sull’argomento:1. Equilibrio tra omega-3 e omega-6Sears sottolinea che i moderni regimi alimentari tendono a favorire un eccesso di omega-6 (AA), mentre gli omega-3 (in particolare EPA) sono spesso carenti. Questo squilibrio può portare a infiammazioni croniche, che sono associate a numerose malattie come quelle cardiovascolari, il diabete e alcune malattie neurodegenerative proprio per via della riduzione della capacità di risoluzione dell’infiammazione.2. Ruolo dell’EPA nell’infiammazioneL’EPA è considerato un potente agente anti-infiammatorio. In particolare, è in grado di inibire la produzione di eicosanoidi infiammatori derivati dall’AA. Al contrario, un eccesso di AA può favorire la produzione di eicosanoidi pro-infiammatori, che aumentano il rischio delle malattie citate al punto 1.3. Rapporto idealeSecondo gli studi di Sears, il rapporto ideale tra EPA e AA dovrebbe essere di circa 1:1 o, comunque, prossimo a questo. Purtroppo nello stile alimentare occidentale, ricco in zuccheri, omega-6, alimenti processati e povero in cibi concentrati in omega 3 e polifenoli, l’AA tende a prevalere. Questo squilibrio può favorire l’infiammazione e ridurre la capacità del nostro organismo di risolvere la stessa aprendo così la strada a patologie croniche.4. Dieta Zona e il controllo del rapporto EPA/AANella dieta Zona, di cui Barry Sears è l’ideatore, la mission è quella di contenere l’infiammazione in una zona – appunto – ottimale. Come? Controllando l’assunzione di carboidrati (riducendo quelli che fanno aumentare rapidamente la glicemia, detti ad alto indice glicemico, e preferendo loro quelli a medio-basso indice glicemico), incrementando così il consumo di acidi grassi omega-3, come l’EPA, a scapito degli omega-6, come l’AA. La Dieta Zona punta a ottimizzare questo rapporto per migliorare la salute e ridurre il rischio di malattie croniche.Cosa fare per bilanciare il sistemaTi lascio una serie di consigli pratici ed efficaci per contenere l’infiammazione e favorirne la risoluzione, evitando che si cronicizzi (aprendo la strada, per esempio, a un aumentato rischio di resistenza all’insulina). Più in generale, ti aiuteranno a migliorare la salute metabolica, nell’immediato ma anche a lungo termine, dal punto di vista nutrizionale: Riduci l’assunzione di zucchero e carboidrati raffinati, preferendo carboidrati a basso indice glicemico (come verdure, legumi, e cereali integrali). Considera un’adeguata assunzione di omega-3 (per esempio pesce grasso, alghe, eventuale supplementazione da fonti marine certificate in qualità) per bilanciare il rapporto con omega-6. Sears consiglia di aumentare l’assunzione di EPA attraverso pesce o integratori di olio di pesce purificati e concentrati, proprio per bilanciare meglio il rapporto con l’AA. Limita l'assunzione di omega-6, che si trovano nei diversi tipi di oli di semi come l’olio di arachidi, di girasole, di mais e l’olio di colza, solo per citarne alcuni, e in molti alimenti trasformati. Aumenta l’apporto in vegetali e spezie: come verdura, curcuma, pepe nero, curry, ma anche cacao, alimenti ricchi in polifenoli che riparano le cellule e contribuiscono al processo di risoluzione dell’infiammazione, oltre che a una sua prevenzione.Il consiglio in piùIn aggiunta, effettuare l’esame AA/EPA presso centri medici specializzati può essere utile per misurare il rapporto di questi due acidi grassi e meglio comprendere le strategie alimentari da adottare e l’apporto di acidi grassi omega-3 da eventualmente integrare.BIBLIOGRAFIA Menzel A. et al., Common and Novel Markers for Measuring Inflammation and Oxidative Stress Ex Vivo in Research and Clinical Practice - Which to Use Regarding Disease Outcomes? Antioxidants (Basel), 2021 Mar 9;10(3):414. Xu W., Larbi A., Immunity and Inflammation: from Jekyll to Hyde, Exp. Gerontol. 2018;107:98–101.PER APPROFONDIRE Casiraghi E., Nutri la tua energia, Ed. Cairo Sears B., La Zona Omega 3 RX, Ed. Sperling & Kupfer
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Ci sentiamo domenica 9 febbraio? Sempre alle 12, sempre sulla stessa frequenza, quella di Radio Deejay, con Deejay Training Center… E se vuoi, una volta terminata la trasmissione, fammi sapere gli argomenti che vorresti approfondire.