Le parole sono importantiUna riflessione sul cibo e sul benessere fisico e mentale

“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti nel suo film Palombella Rossa. Ho voluto porre questa affermazione al centro dell’intervento che ho tenuto al Master Maps del Centro Studi e Formazione in Psicologia dello Sport. Un’occasione per riflettere con alcuni psicologi dello sport su un tema fondamentale per gli atleti e per tutti noi: l’alimentazione.Oltre l’apparenzaIl rapporto con il cibo è un tema delicato e complesso, che tocca vari aspetti della nostra vita quotidiana. Il lavoro che svolgo a contatto con gli atleti mi ha permesso di arrivare a una conclusione: ognuno di noi vive il cibo in un modo “tutto suo”. D’altra parte, il cibo non è solo energia. Spesso si rivela anche voce delle nostre emozioni e stati psicologici. Quando si parla di sport si pensa che l’alimentazione sia un processo solido nella vita di ogni atleta, il cui approccio è senza ombra di dubbio positivo. Purtroppo non sempre è così. E per meglio comprendere questo vissuto è necessario adottare una visione olistica ricordandoci che prima di ogni atleta c’è la persona. Con i suoi punti di forza ma anche con i suoi dubbi. Con le sue ansie, aspettative e giudici interiori, oltre che esteriori. Per tutte queste ragioni, in occasione del mio speech di quest’anno, ho desiderato condividere con i partecipanti alcune riflessioni su parole che ritengo fondamentali. Prendili e… portali con teEcco i principali takeaway emersi:  Prestare attenzione a come definiamo il ciboNon esistono cibi buoni o cattivi. Quante volte abbiamo sentito frasi come “è uno snack sano” o “questo cibo fa malissimo”? Il cibo non è solo energia né unicamente un giudizio morale, ma una fonte di nutrimento che supporta corpo e mente. Pensare in termini di “buono” o “cattivo” non fa altro che creare una visione distorta e un rapporto poco sereno con ciò che mangiamo, accrescendo un vissuto di ansia.  Scardinare culture retrograde: il cibo non è né un premio né una punizioneTroppo spesso il cibo viene utilizzato come strumento di ricompensa o, al contrario, come una punizione. Se mangiare un dolce diventa una riconoscimento per aver raggiunto un obiettivo o se saltare un pasto assume il significato di un castigo per un comportamento ritenuto scorretto o una performance mal riuscita, il nostro rapporto con il cibo diventa fonte di conflitto. Una cosa simile accade quando ci rivolgiamo ai nostri figli più piccoli, specialmente davanti a un capriccio in cui il dolce, o il cibo “buono”, spesso diventa un ricatto per ottenere un comportamento specifico. È fondamentale ripensare a questo approccio e capire che il cibo non è legato alla valutazione di ciò che facciamo. Ma “è”, indistintamente dalle performance nelle nostre vite.  Un pasto libero fa parte dell’equilibrioParlare di “sgarri” o “jolly” alimentari è un altro errore comune. E, in quanto tale, va evitato. Io stessa sto cercando di migliorare la mia comunicazione a riguardo. Un pasto libero non è qualcosa di eccezionale, ma semplicemente un elemento che contribuisce al nostro benessere complessivo. Così come il recupero è essenziale per ottimizzare gli stimoli allenanti, anche un pasto libero è una componente naturale di un equilibrio tra disciplina e piacere. La cosa che conta davvero è l’allenamento quotidiano e l’abitudine a fare scelte alimentari consapevoli.  L’atleta è l’unione di corpo e menteIl cibo non riguarda solo il corpo, ma anche la mente. La nutrizione equilibrata gioca un ruolo fondamentale nel supportare non solo le prestazioni fisiche, ma anche la lucidità mentale, la concentrazione e la gestione delle emozioni. Pensare in maniera olistica, quindi, è fondamentale per raggiungere un benessere duraturo, che comprenda sia il corpo che la mente.La cosa fondamentale? Adottare un’attitudine positiva verso l’alimentazioneOgni scelta alimentare è una parte di un processo più grande. Non si tratta solo di ciò che mangiamo, ma di come ci rapportiamo al cibo. È essenziale sviluppare un’attitudine positiva verso l’alimentazione, che non si basi su restrizioni o privazioni, ma su un equilibrio tra benessere fisico e psicologico. In questo processo, la consapevolezza diventa la chiave per favorire lo starbene di questo momento ma altresì a lungo termine, tanto per gli atleti quanto per chiunque voglia prendersi cura di sé.  

La chiave di (s)voltaLa strada verso il benessere più profondo passa anche attraverso il nostro rapporto con il cibo. È fondamentale imparare a non demonizzarlo né esaltarlo, ma ad ascoltare il nostro corpo, rispettarlo e nutrirlo in modo equilibrato e consapevole.

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