Correre una maratona danneggia il cervello?

ph. Marta Baffi

Oggi ti propongo un paio di riflessioni che ho fatto su un recente studio scientifico su maratona e mielina. Ci soffermeremo su fonti, riserve e richieste energetiche e su quanto queste possano influire sul nostro benessere di individui e atleti. È un tema che ho già affrontato in una puntata di Deejay Training Center, ma ora, con te, voglio approfondirlo.Che cos’è esattamente la mielina? È una sostanza lipidica che avvolge le fibre nervose fungendo da “isolante elettrico” e facilitando così la trasmissione degli impulsi tra i neuroni, che risulta più rapida ed efficace. Questa è la sua funzione ben nota. Ora il recente studio di cui ti accennavo e che a breve scopriremo insieme suggerisce che possa servire anche come riserva energetica in condizioni di stress metabolico.Lo studioÈ stato pubblicato su Nature Metabolism (Ramos-Cabrer et al., 2025) e ha rivelato che, durante una maratona, il cervello può temporaneamente degradare parte della propria mielina per utilizzarla come fonte energetica alternativa quando le riserve di glucosio si esauriscono. Come si è svolto. Dieci maratoneti (otto uomini e due donne) sono stati sottoposti a scansioni cerebrali tramite risonanza magnetica prima e dopo aver corso una maratona di 42,2 chilometri. Quali risultati ha dato. È stata mostrata una significativa riduzione della mielina in specifiche aree della materia bianca del cervello, particolarmente nelle regioni associate al coordinamento motorio, all’integrazione sensoriale e all’elaborazione emotiva. Tuttavia – voglio dirtelo subito – questa diminuzione è risultata essere temporanea: entro i due mesi successivi alla maratona i livelli di mielina sono tornati ai valori pre-gara.Sì, ma che significa tutto ciò?1. Questo evento sembrerebbe suggerire che il cervello possieda un meccanismo adattativo che gli consente di utilizzare la mielina come fonte energetica in situazioni di emergenza, preservando così le funzioni neurologiche durante periodi di intenso esercizio. Voglio sottolinearlo di nuovo: è importante notare che la perdita di mielina osservata è stata reversibile, indicando una notevole capacità di recupero del sistema nervoso centrale.2. Studi precedenti (per esempio, Eich, T. S. & Metcalfe, J., 2009) hanno evidenziato che i maratoneti possono presentare tempi di reazione più lenti e prestazioni peggiori nei test di memoria subito dopo una maratona, il che potrebbe essere correlato alla temporanea riduzione della mielina. Queste scoperte aprono nuove prospettive sul ruolo di questa sostanza non solo come isolante neuronale, ma anche come potenziale riserva energetica. Partendo proprio da qui, alla luce dei miei studi e ricerche, ecco le riflessioni che ho sviluppato.La prima è sul DHALa mielina è composta principalmente da lipidi (circa il 70-80%) e il DHA (acido docosaesaenoico), un acido grasso omega-3, rappresenta uno dei componenti lipidici essenziali per la sua struttura e funzionalità. Contribuisce, infatti, alla sua fluidità e integrità ed è particolarmente abbondante nelle membrane delle cellule nervose e nella guaina mielinica. Sembra, inoltre, avere un ruolo protettivo per la mielina, riducendo lo stress ossidativo e l’infiammazione che potrebbero danneggiarla. E in caso di danno, il DHA e i suoi metaboliti possono supportare i processi di riparazione e rigenerazione. Già alcuni studi suggeriscono che l’integrazione di DHA potrebbe avere effetti positivi in condizioni caratterizzate da demielinizzazione, come per esempio la sclerosi multipla, anche se sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi potenziali benefici terapeutici. Pertanto, considerando lo studio menzionato nel testo sugli effetti della maratona sulla mielina, la mia ipotesi è che un’adeguata assunzione di acidi grassi omega-3 ricchi in DHA potrebbe supportare il recupero della mielina dopo sforzi fisici intensi, anche se questa specifica relazione richiede ulteriori studi.La seconda è sui carboidratiL’esercizio di resistenza prolungato mobilita le riserve energetiche di tutto il corpo per soddisfare le conseguenti richieste. I maratoneti, durante una gara, si affidano ai carboidrati come fonte energetica principale: quando il glicogeno diventa scarso nei muscoli, nel fegato e in altri organi, incluso il cervello, utilizzano i grassi come fonte di energia. Il grasso è più abbondante nel corpo rispetto ai carboidrati e può fornire una fonte sostenuta di energia per esercizi di resistenza prolungati.Alla luce di una ricerca che ho avuto l’onore di condurre con l’Equipe Enervit grazie alla guida del dottor Stefano Righetti pubblicata nel 2024 su Nutrients un adeguato apporto di carboidrati è protettivo nei confronti dell’infiammazione indotta da una corsa intensa. Quando gli atleti del gruppo con carboidrati assumevano un adeguato apporto di questo nutriente prima, durante e appena dopo lo sforzo, l’infiammazione era ridotta rispetto al gruppo che assumeva solo il placebo privo di carboidrati. Questo risultato mi porta a pensare che adottare un’adeguata strategia di integrazione durante la maratona, evitando di esaurire o intaccare significativamente le scorte di glicogeno, potrebbe essere protettivo anche nei confronti dell’utilizzo di mielina. Quindi, cosa possiamo fare?Sono necessari ulteriori studi per confermare le mie ipotesi. Nel frattempo, però:

  • assicuriamoci di avere un adeguato apporto di omega-3 ricchi in DHA nel nostro quotidiano;

  • individuiamo anche una strategia d’integrazione che ci permetta di consumare il giusto apporto di carboidrati in linea con le necessità in occasione di allenamenti intensi o superiori all’ora, oltre che durante le competizioni.

Non sappiamo ancora se questi due nutrienti – omega-3 e carboidrati – possano evitare l’utilizzo di mielina durante sforzi intensi e prolungati, ma senza dubbio ci assicurano ulteriori benefici. Per il resto staremo a vedere.BibliografiaYong, H., Chartier, G., & Quandt, J. (2013), Modulating inflammation and neuroprotection in multiple sclerosis: The potential of omega-3 polyunsaturated fatty acids and vitamin D supplementation. Multiple Sclerosis and Related Disorders, 2(3), 203-211.Mehta, L. R., Dworkin, R. H., & Schwid, S. R. (2009), Polyunsaturated fatty acids and their potential therapeutic role in multiple sclerosis, Nature Clinical Practice Neurology, 5(2), 82-92. Norris, S. E., Friedrich, M. G., Mitchell, T. W., Truscott, R. J. W., & Else, P. L. (2011), Human prefrontal cortex phospholipids containing docosahexaenoic acid increase during normal adult aging, whereas those containing arachidonic acid decrease, Neurobiology of Aging, 32(11), 2091-2100.Righetti, S., Medoro, A., Graziano, F., Mondazzi, L., Martegani, S., Chiappero, F., Casiraghi, E., Petroni, P., Corbi, G., Pina, R., Scapagnini, G., Davinelli, S., & Ricordi, C. (2024), Effects of Maltodextrin-Fructose Supplementation on Inflammatory Biomarkers and Lipidomic Profile Following Endurance Running: A Randomized Placebo-Controlled Cross-Over Trial, Nutrients, 16(18), 3078.Shindler, K. S., Ventura, E., Dutt, M., Elliott, P., Fitzgerald, D. C., & Rostami, A. (2010), Oral resveratrol reduces neuronal damage in a model of multiple sclerosis, Journal of Neuroophthalmology, 30(4), 328-339. 

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